Vittore Grubicy nel privato

Questa sezione ricostruisce, attraverso un punto di vista inedito e più intimo, lo spazio privato della casa milanese al numero 12 di Corso di
Porta Vittoria abitata dai Grubicy sin dal 1868.
La prima figura che si impone, considerando il mondo degli affetti più intimi, è quella di Antonietta Mola Grubicy, madre di Vittore. Figura fondamentale nella vita dell’artista; che la ritrae spesso mentre è intenta al ricamo o tutta rapita dalla pittura alla quale si dedicava come dilettante, la “mammetta” assume un ruolo più ampio nella vita artistica che ruota attorno alla dimora milanese come presenza stabile nel circuito di artisti e sodali di Vittore. Se il ritratto che le dedica Rapetti documenta questa centralità, un secondo capolavoro, l’intenso Ritratto di Luisa Violini Tacchi realizzato da Segantini, introduce la figura della Luisina, silenziosa e costante protagonista di numerose opere di Vittore stesso, come accade in Ritratto di persona cara. Attraverso queste opere si riesce a intravedere la trama di un lungo e travagliato rapporto sentimentale che, snodandosi per quarant’anni, lega Grubicy alla donna.
La Natura morta di Aurora Girardelli e le nature morte di Grubicy, da ultimo, raccontano un ulteriore legame, di diversa natura. La pittrice, alla quale Vittore si riferisce come la «cara allieva Aurora», è al centro di un rapporto che anticipa nei modi il legame più intimo e filiale che si instaurerà con Benvenuto Benvenuti.