Vittore Grubicy e il Giapponismo

Sin dagli anni Settanta, grazie ai viaggi europei e alla frequentazione a Milano di artisti e di un ambiente culturale caratterizzato dalla fascinazione per l’Estremo Oriente, Grubicy matura una inclinazione per l’arte giapponese. Il primo riflesso di questo interesse lo si ha nel collezionismo.
Vittore ricerca e si circonda di oggetti giapponesi – ottenuti tramite isemai, ossia gli importatori di uova di baco da seta, ma anche tramite il mercato internazionale = che vanno da piccoli avori, i netsule, e porcellane a preziosi volumi illustrati, stampe e dipinti, come i kakemono.
Dalla collezione personale di Grubicy provengono le stampe qui esposte che permettono di aprire una affascinante parentesi su questa. passione condivisa e diffusa, del resto, negli ambienti culturali più avanzati del tempo. Non solo collezionismo.
Alcuni dipinti di Vittore qui esposti evidenziano un rapporto più profondo che riguarda l’influenza che il linguaggio dell’arte giapponese ha avuto su taluni aspetti dell’opera di Grubicy. L’audace taglio compositivo de La vela, uno dei lavori più significativi del percorso grubiciano, ricorda alcune soluzioni spaziali di Hiroshige, così come evocano il mondo orientale i brucianti assoli cromatici dei Notturni. La stessa visione panteistica del paesaggio è suggestionata dalla psicologia e dalla religione dell’Estremo Oriente come si può apprezzare nel capolavoro Quando gli uccelletti vanno a dormire la cui ritmica lineare nel trattamento dei rami si ricollega in maniera evidente al decorativismo delle stampe nipponiche.