Un excursus nella pittura di Vittore

Vittore Grubicy, che si avvicina alla pittura, da autodidatta e ormai trentenne, durante il soggiorno in Olanda, tra il 1881 e il 1885, lungo gli anni Novanta si impone sulla scena espositiva italiana ed europea come uno dei più significativi esponenti della ricerca attorno al colore diviso.
Il percorso espositivo prende avvio dalle prime prove all’acquarello, a carboncino e ad olio realizzate all’Aja, tra il 1884 e il 1885, condotte attraverso la tradizionale pittura a impasto e prosegue con i capolavori divisionisti, come L’ultima battuta del giorno che muore o Novembre.
Questi lavori permettono di apprezzare la complessità della tecnica grubiciana. Tra i principali teorici, in Italia, del divisionismo, Vittore si distingue per l’adozione di una pittura divisa non basata su un approccio strettamente scientifico, ma più personale e teso alla ricerca di effetti emotivi e suggestivi.
La maggior parte dei dipinti di Grubicy sono impostati lungo gli anni Novanta dell’Ottocento durante un intenso periodo di lavoro trascorso a Miazzina. Negli anni seguenti il pittore rielabora queste le opere affinando una tecnicà basata su una stesura differenziata che ricorre sia alla pittura a impasto che a una fitta tessitura e stratificazione di un’ampia varietà di tocchi, ora più corposi e definiti ora più pulviscolari, di colore puro diviso. Questa complessa ricerca tecnica risponde, per Grubicy, alla necessità di esprimere una «visione interna», frutto «del piacere e dell’emozione provata al cospetto, della Natura», che riflette una interpretazione panteistica del paesaggio, soggetto prediletto della sua produzione.