Gli artisti della Galleria Grubicy

Un aspetto centrale nella vicenda artistica e umana di Grubicy è dato dalla sua attività di mercante e gallerista. Gli inizi di questo percorso datano agli anni Settanta quando Vittore lavora come collaboratore della Galleria Pietro Nessi 8 di Milano che, nel 1876, rileva impiantando la Galleria Grubicy.
Questa attività pone Vittore, che si definiva «un professionista, uno specialista che non teme confronti di nessuno né in Europa né fuori», all’interno di una dinamica europea: Londra, Parigi, l’Aja e le altre capitali dell’arte internazionale sono battute da Grubicy per avviare e creare nuovi canali commerciali e di scambio. Gli anni Settanta, per quel che riguarda la Galleria, sono dedicati alla promozione dell’opera di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni e due loro significativi lavori aprono la sezione che presenta le opere degli artisti sui quali Grubicy investe. La vacca bruna, capolavoro della produzione segantinana degli anni Ottanta, documenta il fondamentale rapporto, umano e artistico, che legò Vittore al pittore di Arco. Il caso Segantini è emblematico dell’innovativo approccio che Grubicy ha nella gestione della Galleria e che lui stesso definisce come una «speciale industria di entrainage», ovvero un diretto e personale coinvolgimento nell’individuazione e nell’investimento sia economico che formativo su talenti «brillanti
qualora la fortuna me ne facesse incontrare». Rientrano in questa dinamica i rapporti, documentanti dalle opere qui esposte, con numerosi artisti che spesso rappresentavano posizioni d’avanguardia e che furono legati all’attività della Galleria, da Morbelli a Tominetti, da Macchiati a Longoni.